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lunedì 26 maggio 2008

Se non puoi combattere un nemico, allora cerca di fartelo amico.

Questo è un adagio che ha riscosso sempre grande successo nell’arco della nostra storia. Lo stesso imperatore Costantino deve aver considerato questo aspetto allorché, resosi conto delle sempre crescenti difficoltà nel contrastare la diffusione del cristianesimo, decise di istituzionalizzarlo inglobandolo nel sistema statale dell’ Impero Romano. Un modo per esorcizzarlo e temperare gli eccessi e gli estremismi, allora diffusi e variegati, che avevano proliferato in innumerevoli sette e correnti teologiche e spirituali nei primi quattrocento anni dell’era cristiana.

Dietro un’apparente successo si può celare una sconfitta sostanziale. Perché l’adattamento alle regole del potere possono minare le fondamenta di qualunque ideologia o movimento. Schematizzandolo ed irreggimentandolo secondo criteri più consoni e favorevoli a ciò che prima tendeva a contrastare.

Non sfugge a questa regola la nostra storia contemporanea. Adattandosi a tante circostanze anche meno altisonanti di quella citata prima.

Il Festival di Cannes ha assegnato il Gran Prix a Gomorra di Matteo Garrone. Pellicola tratta dall’omonimo “best seller” di Roberto Saviano.

Si potrebbe dire che, per parlare di un libro ed un film, non c’è bisogno di scomodare un Imperatore e la nascita della Chiesa Cattolica così come la conosciamo oggi. Sebbene, però, è anche vero che i percorsi umani e i fatti sono costellati di una serie di segnali non necessariamente macroscopici, bensì minuti e apparentemente poveri di significato.

Quello che, fino a ieri era un caso più sociale che letterario, potrebbe essere opportunamente archiviato insieme a numerosi suoi degni predecessori, dopo il prestigioso riconoscimento cinematografico dall’effetto catartico, espiatorio ed esorcistico.La stessa Natalia Aspesi, su La Repubblica, legge un parallelismo tra “il caso Mattei” di Gianfranco Rosi, all’epoca premiato con la Palma d’Oro e Gomorra. Seppur limitandolo all’aspetto trofeistico e senza scendere nell’impatto sociale di denuncia che i due film desideravano evidenziare.

Due spaccati della storia italiana, il primo dedicato a quello che può essere definito il primo grande mistero insoluto della Repubblica Italiana, il secondo uno spaccato della nostra storia recente e drammatica contemporaneità, che rischia anch’esso di volgere a breve nell’oblio delle cronache e dell’irrisolto.

Saviano con il suo libro aveva sollevato quello che comunemente potrebbe essere definito il più classico dei polveroni. Descrivendo una realtà concreta e circostanziata di fatti legati alla Camorra. Ricco di nomi, date e cronache, strettamente connessi alla quotidianità miserevole della gente della strada. Dalla sua descrizione emerge, si uno spaccato di Napoli e dintorni, ma anche la consapevolezza e la denuncia che alla fine chi paga a caro prezzo, anche della vita, sono sempre gli stessi disgraziati. Vittime e carnefici al tempo stesso al solo scopo di produrre ricchezze cha altri, altrove, si godranno nell’impunità. Con lucidità e coraggio un rosario di Persone viene sgranato, tanto da costringere il giovane scrittore alla coabitazione con un scorta permanente, per proteggerlo da coloro che lui ha accusato. Gli Schiavone, i Casalesi, le griffe di moda , la politica collusa, i rifiuti tossici. Un’elenco sterminato.

Tutto ciò dal film scompare, rimangono solo le disgrazie di Pasquale e Gennarino. La prigione di coloro che si sentono liberi nelle vele di Scampia. L’asfalto impregnato dal sangue di una mattanza senza fine.

Ecco che la catarsi è completa, spariscono i mandanti, il grande pubblico può accedere alla versione edulcorata nell’illusione, degna della “Selezione Reader's Digest”, di aver letto senza fatica, in poco più di due ore di proiezione, un libro drammatico e sconvolgente. La massificazione ha le sue regole, così come il compromesso del potere che fagocita ciò che era scomodo per vomitarlo in edizione riveduta e corretta con tanto di beneplacito della grande distribuzione. Nuovi eroi da emulare, dopo il Riina televisivo osannato dai giovani del quartiere Z.E.N. di Palermo. Con buona pace del regista Garrone, che dichiara con candore “… non credo che il premio possa aumentare i rischi per lui (Saviano), abbiamo raccontato la camorra dall’interno, attraverso gli aspetti umani delle persone coinvolte, non ci sono nomi, è diverso dal libro che denuncia nomi e cognomi”. Dunque diverso è il pubblico delle sale cinematografiche e necessariamente diverso deve essere ciò che possono sapere molti, rispetto a ciò che sanno pochi. Tutto questo ricorda esempi recenti di querele per diffamazione che soprassiedono qualora il presunto reato avvenga a mezzo libri, ma scattano violentemente quando travalicano la soglia del grande pubblico televisivo.

Autorevole, come potrebbe essere diversamente, si aggiunge l’imprimatur della signora Afef Jnifen, nota autorità in materia di comunicazioni, per via della sua relazione coniugale con Tronchetti Provera, la quale dichiara: "Non c'è un film che faccia vedere una cosa positiva italiana", proseguendo ,"vorrei che i nostri panni sporchi si lavassero in casa".

Il quadro è, così, completo. Trattasi di beghe di condominio.

A questo punto non c’è nessuno che ritenga sia il caso di trasferire i processi per camorra a Forum su Rete 4? Tra l’altro il cognome della conduttrice dovrebbe essere una garanzia.

Ora anche Gomorra avrà il suo spazio tra i misteri italiani, in buona compagnia e a breve il Governo potrà vantare un successo nelle politiche di risparmio con il taglio della scorta a Roberto Saviano, causa esorcizzazione dello stesso.

www.fainotizia.it

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Visto?!? Questa è la dimostrazione che sei un malfidato: tu non ci credevi ma Calderori a poche settimane dall'insediamento sulla sua comoda poltrona ministeriale ha già portato ottimi risultati nella semplificazione!

E non mi venire a dire che era facile semplificare un libro come Gomorra! ;-)


P.S.: Complimenti, bell'articolo.

Paolo Melis ha detto...

in effetti la variabile impazzita Calderoli mi era sfuggita...
Da persona avezza anche alla pratica delle devitalizzazioni starà pensando di mettere in atto un'analoga strategia per le edizioni librarie...

PS Grazie

Anonimo ha detto...

Paolo interessante davvero il parallelismo tra l'affare Mattei e Gomorra, arguto ma... io non sono d'accordo. Come se Rosi avesse fatto il film per far metabolizzare la notizia al pubblico e far dimenticare, e altrettanto faccia il regista di Gomorra. Io sono del parere contrario, un mezzo come il cinema ha più possibilità di pervenire ad un pubblico più vasto, e la comunicazione per immagini è più facilmente recepita di un libro. In Italia si comprano pochi libri, e chi legge soo sopratutto le donne.(dati ISTAT. Il mezzo cinematografico arriva anche ad un pubblico giovane che preferisce la condivisione dell'esperienza, che la solitudine in silenzio di un libro. E la polemica tra la riduzione di mille pagine in due ore è la polemica solita dovuta all'intepretazione. Io sono del parere che il film di Rosi sia un documento storico, e interpretativo della realtà, e che se non ci fosse nessuno si ricorderebbe del caso Mattei se non gli addetti ai lavori (segreti). In Gomorra non c'è niente di segreto o di interpretazione, ma solo la realtà. Una realtà che ha capito anche Sean Penn, pensa tu.. che di camorra ne deve sapere quanto io so di matematica. Cioè poco.
E quale sarebbe l'amico che si è fatto il regista e l'autore di Gomorra?
'Sto film da sui nervi a tanta gente, e la maggioranza del "potere" vorrebbe non fosse stato mai girato...la Fandango che distribuisce il film, distribuisce anche i lavori di Ascanio Celestini, un'altro che rompe... No, non sono d'accordo. Non si rischia di semplificare, ma di raggiungere un pubblico diverso e più grande parlando degli stessi argomenti.

Paolo Melis ha detto...

@Lella
premetto che ho la presunzione di volerti far cambiare idea, sebbene ritengo che ilo problema di fondo sia proprio ciò che tu osservi, ossia che il film raggiunge un numero maggiore di persone.
Il problema è che le persone guardando il film hanno l'illusione di aver anche letto il libro (quante volte parli di un libro con qualcuno e alla domanda se ha letto il libro risponde candidamente: "no, ma ho visto il film..." come se fosse la stessa cosa)
Prova a dire che il nome della rosa nelle due versioni è la stessa cosa...
Quanto alla premeditazione censoria da parte dei due registi, non sta a me stabilirla. Ma nel caso di Gomorra bastava aggiungere qualche nome scomodo quà e là, altrimenti il rischio è quello di leggere articoli come quello apparso su Repubblica oggi (3/12/08) dove gli abitanti di casal dei principi, rivendicano il fatto di essere stati additati come sola causa di tutti i mali e tagliati fuori da ogni possibilità di recupero...

Anonimo ha detto...

Ma cero che un film e un libro NON sono la stessa cosa! Se parliamo di comunicazione sarebbe auspicabile che gli individui si informassero e privileggiassero l'approfodimento, ma... in questo mondo fatto di immagine "arriva" prima l'immagine che un nome. E i libri restano nelle librerie. Credo che il film volesse divulgare una realtà e non essere altro, poi sta nella responsabilità degli individui approfondire, se hanno un minimo di senso civile. Tu parti dal punto di vista di avere accesso sia ad un libro che alla versione cinematografica, e quindi puoi esprimere il giudizio personale. Certo che nella resa in immagini, ciascuno privilegia gli aspetti che più lo hanno colpito in un libro, è come fare l'allenatore della Nazionale, ognuno di noi farebbe la sua squadra, ma... ciò che è importante ala fine è chi vince nella partita. E nel film Gomorra non credo che abbia vinto "il cattivo" della situazione.
E fare nomi e cognomi non avrebbe aggiunto nulla alla conoscenza dello spettatore. Perchè chi si informa i nomi li conosce, e chi non sa, non sa e un nome gli fa lo stesso effetto di un altro. Chi deve intervenire sui nomi sono altri: la magistratura per esempio... ma, vedi come è andata a finire a Casal di principe su chi fa i nomi, per esempio. Un film è una denuncia. Nel mondo sapevano che in Italia non siamo messi bene, dal punto di vista della legalità, ora sanno che ci sono registi italiani, che non hanno paura di dirlo per immagini. Non so se sai che Rossellini venne accusato di mostrare le cose negative del dopo guerra, per un film come Roma città aperta venne accusato da Andreotti di mostrare il lato negativo dell'Italia, a distanza di 60anni le stesse accuse sono rivolte a film come Gomorra o il Divo. Mia figlia che non conosce nulla della politica andreottiana, ovvero del potere democristiano, è stata molto colpita dal Divo, e avrei dovuto dirle che era soltanto un accenno di quello che ha combinato il potere in Italia in questi 60anni? Che io l'ho vissuto? Un film le ha spiegato in maniera surreale molte più cose delle mie accuse.
Se dialoghiamo è normale che vuoi convincermi delle tue idee, altrimenti non ci crederesti. La cosa importante è che partiamo da uno stesso punto, in Italia ci sono un sacco di cose "inespresse", ma come diceva Pasolini: "io so, ma non ho le prove", l'importante però è parlarne e non tacere.

Paolo Melis ha detto...

@ Lella
come vedi in questi giorni si i TG parlano molto della sentenza del processo Spartacus. Con le condanne di Ciccio Mezzanotte e "Sandokan" Schiavone.
Personaggi ben noti a chi ha letto il libro di Saviano.
Qanti saranno quelli che avendo visto solo il film saranno stati in grado di ricondurre quei nomi alle vicende degli scissionisti. Unico riferimento di cui si ha notizia nella pellicola.