QUESTO BLOG SOSTIENE IL
COMITATO PER IL RICONOSCIMENTO DEI DIRITTI COSTITUZIONALI AI MILITARI
Perchè una Democrazia non può dirsi compiuta se non è stata capace di estendere tutte le sue regole e garanzie, fino in fondo a tutti i cittadini, anche quelli in divisa.

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giovedì 14 maggio 2009

Gli altri siamo noi… italiani

Il Presidente del Consiglio, giorni fa affermava che il suo Governo e la sua coalizione non sostengono la tesi di un’Italia multietnica. Probabilmente questo assunto va ben oltre quella che potrebbe essere la semplice ed immediata associazione di idee. Quella dei clandestini, dei ripartii e delle carrette del mare.

In realtà l’isolamento sociale che si sta concretizzando è omnicomprensivo e omnidirezionale.

Non riguarda solo i fenomeni migratori delle persone ma anche quelli delle idee e della politica.

Financial Times – Harris Poll

Domanda: Esprimere che opinione si ha delle seguenti personalità

EUROPA

USA

ITALIA

Buona

Scarsa

Buona

Scarsa

Buona

Scarsa

1

Barack Obama (USA)

80%

7%

69%

24%

85%

5%

2

The Dalai Lama

72%

8%

61%

11%

80%

4%

3

Angela Merkel (Germany)

59%

17%

30%

11%

70%

8%

4

Tony Blair (Great Britain)

46%

34%

66%

11%

61%

18%

5

Jose Luis R. Zapatero (Spain)

43%

21%

22%

14%

59%

22%

6

Nicolas Sarkozy (France)

43%

37%

33%

21%

59%

25%

7

Ban Ki-moon (ONU)

40%

14%

19%

20%

43%

15%

8

Gordon Brown (Great Britain)

40%

30%

45%

9%

51%

17%

9

Jose M. Barroso (E.U.)

38%

18%

16%

14%

51%

16%

10

Pope Benedict XVI

32%

50%

57%

21%

47%

39%

11

L. I. Lula da Silva (Brazil)

29%

20%

17%

15%

31%

27%

12

Fidel Castro (Cuba)

19%

58%

11%

72%

26%

51%

13

S. Berlusconi (Italy)

18%

60%

23%

13%

43%

48%

14

Hugo Chavez (Venezuela)

17%

43%

11%

56%

19%

45%

15

Vladimir Putin (Russia)

16%

59%

20%

44%

14%

66%

16

D. Medvedev (Russia)

13%

46%

14%

32%

18%

41%

17

Hu Jintao (China)

11%

44%

16%

33%

13%

46%

18

Bashar al-Assad (Syria)

11%

34%

8%

33%

14%

28%

19

M. Ahmadinejad (Iran)

6%

59%

6%

57%

8%

64%

Fonte:

http://www.harrisinteractive.com/news/datatables/HI_IHT_France24_HarrisPoll_InternationalLeaders_Eurotables_May09.pdf

http://www.harrisinteractive.com/news/datatables/HI_IHT_France24_HarrisPoll_InternationalLeaders_Eurotables_May09.pdf

Intanto a confermarcelo è ancora una volta il recente sondaggio della Harris Interactive che, dopo quello che smentiva la teoria dell’alto gradimento di Berlusconi nel mondo, anche maggiore di Obama. Un secondo sondaggio successivo solo di un mese rispetto al precedente conferma il medesimo trend. Collocandosi, anzi, dietro apersonalità discusse come Lula e Castro. Sopra di un niente da Chavez. Più vicino al leader iraniano Ahmadinejad, che all’ultimo degli altri capi di governo europei.

Insomma una vera stroncatura internazionale.

Ma non potrebbe essere diversamente dopo le critiche dell’ONU sulla politica del rimpatrio dei clandestini. Oppure sulla scelta di riavviare il programma nucleare italiano proprio mentre il 66% dei tedeschi è a favore dell’abbandono del nucleare.

Da noi si parla tutt’alpiù di chi saranno gli sfortunati cittadini che vinceranno la lotteria per avere una bella centrale o il deposito delle scorie nel proprio giardino.

I nostri ministri Prestigiacomo, ministro dell'Ambiente, e Scajola ministro per lo Sviluppo economico disertano la Solarexpo, sulle energie rinnovabili, mentre in spagna viene avviata la costruzione della seconda torre solare da 20.000 MW.

Da noi scegliere i candidati alle elezioni sulla base delle loro doti estetiche, oppure usare la propria posizione per proporre giovanette in televisione è una questione privata, in Israele il presidente Olmert si è dimesso per molto meno e negli USA, Clinton ha subito un’impeachment per una liason con una stagista.

Da noi controllare tutti i media è la quotidianità, altrove è causa di ineleggibilità.

Umberto Tozzi cantava “Gli altri siamo noi”, Santo subito!

lunedì 11 maggio 2009

Questo convegno non s’ha da fare…!

Qualche settimana fa (22 aprile 2009 n.d.a.) Il Messaggero e pochi altri, raccontava, quello che generalmente e diplomaticamente viene definito un’ increscioso incidente. Il Nuovo Cinema Aquila, comunale, regolarmente affittato dal PD romano, doveva ospitare la proiezione di un film sui fatti accaduti durante il G8 di Genova del 2001 ed in seguito un dibattito. Ospiti Enrico Deaglio, Beppe Cremagnani, autori, e Concita de Gregorio, direttrice de l’Unità. A poche ore dall’inizio dell’evento il comune revocava l’autorizzazione perché “la manifestazione era un'iniziativa politica”. Investito della questione il Sindaco Alemanno dichiarava: “Non sapevamo nulla di questo divieto che è stato deciso in autonomia dal capodipartimento competente. Crediamo si tratti di una scelta sbagliata dovuta a motivi tecnici e faremo di tutto per revocarla e poter far svolgere ugualmente la manifestazione”. Sta di fatto che, la proiezione non ha avuto più luogo e tutti i dubbi sulla fondatezza costituzionale del divieto continuano a permanere.

In generale si potrebbe liquidare la vicenda alla stregua del detto che “una rondine non fa primavera”. Magari è stato poco più che un dispettuccio tra politici locali. Quando mai un paese democratico come il nostro impedisce il legittimo e, costituzionalmente garantito, diritto dei cittadini di parlare e di esprimere la propria opinione.

Certamente questo era quello che pensavano i membri dell’Associazione Carabinieri Pastrengo, quando hanno deciso di organizzare un convegno sul tema RAPPRESENTANZA MILITARE, ASSOCIAZIONISMO E SINDACATI MILITARI. QUALE FUTURO PER I MILITARI ITALIANI?.

Relatori prestigiosi come il Prof. Gabriele Simoncini Dipartimento Scienze Politiche JCU, Mr. Robert Jan Ambasciatore delegato OSCE/ODIHR, Mr. Emmanuel Jacob Presidente di EUROMIL, Prof. Carlo Taormina Docente Università Tor Vergata ed Avvocato, T.Col. CC Amedeo Berdozzo Presidente Consiglio Intermedio di Rappresentanza Militare Palidoro ed altri esperti del settore. Anche la sede è altrettanto prestigiosa come la John Cabot University di Roma.

L’associazione in questione è stata, recentemente, nell’occhio del ciclone per un contenzioso con il Ministero della Difesa, il quale le aveva revocato l’assenso ministeriale di costituzione, tra le altre cose, per una sua “possibile deriva sindacale”, allorché lo stesso sodalizio sostenne una raccolta iscrizioni per la costituzione di uno strumento democratico di rappresentanza militare veramente efficace. Determinandone di fatto la fine. Il successivo ricorso al Tribunale Amministrativo della Lombardia concedeva la sospensiva perché l’accusa di attività sindacale si basava su circostanze non particolarmente significative. Dunque questo convegno aveva la sua ragion d’essere a testimoniare la propria volontà di riprendere il cammino interrotto verso il riconoscimento di maggiori diritti.

La proverbiale efficienza americana, stavolta marcava un colpo a vuoto. Pochi giorni prima del convegno agli organizzatori veniva comunicato l’inagibilità dell’aula magna a causa di una perdita ad una condotta idrica. Che dire, le attenuanti ci sono tutte, la sede universitaria è un complesso, seppur ben ristrutturato, pur sempre ubicato in un quartiere antico come Trastevere, per cui nulla da stupirsi se, le vecchie condotte romane, giocano qualche scherzo.

Senza scomporsi più di tanto i responsabili dell’Associazione Pastrengo, trovano, prontamente, un’altra degnissima sede quale è la Sala della Pace “Giorgio La Pira”, presso Palazzo Valentini, sede della Provincia di Roma.

Immaginabile con quale stupore gli organizzatori, scoprono che dopo oltre duemila anni di storia, tutto il sistema idrico della capitale decide di andare in tilt. Dato che incredibilmente anche questa sala diventa improvvisamente indisponibile, anch’essa, a causa di una inopportuna rottura ad una condotta idrica.

Tutta la macchina organizzativa, che nel frattempo aveva già prodotto il materiale informativo, come opuscoli e manifesti, decide di procedere comunque. Dando comunque appuntamento ai partecipanti presso la prima sede. Quella Jacobs University, originariamente indicata, ma omettendo di segnalare la sede effettiva dell’incontro, per non sfidare oltremodo la “sorte avversa”.

Così i partecipanti che giungevano a Trastevere, una volta all’ingresso dell’università, venivano dirottati presso un’altra struttura poco distante. La Casa Internazionale delle Donne.

Curioso notare che un convegno per il riconoscimento dei diritti della struttura maschile per antonomasia, come le Forze Armate, sia costretto, viva forza, a cercar asilo presso l’epicentro del movimento di liberazione delle donne. Quasi a sancire che i diritti non hanno ne sesso ne colore ne opinione. Quasi a sancire un legame con l’episodio, che poi racconterà il Presidente di Euromil, nel corso del convegno, descrivendo come le “lotte” per il riconoscimento dei diritti associativi dei militari irlandesi, li vedessero prima arrestati, ma poi liberati e vittoriosi, solo grazie alle azioni di piazza delle loro donne.

L’assise, che finalmente poteva prendere il via, si apriva con la sensazione che gli impedimenti legati alle “tubature malandrine”, facessero “acqua”, nel senso lato del termine, destando più d’un sospetto.

Infatti, il Segretario della Pastrengo, l’ Avv. Marco Rezzonico, Professore della National University of Lviv, informava i convenuti che una lettere emanata dal Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, diffidava dal partecipare sia il fondatore dell’Associazione, il Maresciallo Vincenzo Buonaccorso, sia uno dei relatori, il T.Col. Amedeo Berdozzo Presidente Consiglio Intermedio di Rappresentanza Militare Palidoro. Insomma i due portatori ufficiali di interessi collettivi dei militari non potevano partecipare ad un convegno sui temi di loro pertinenza. Non solo, visto che tutti i comandanti dell’ Arma venivano “sensibilizzati” affinché, più in generale, tutto il personale venisse “dissuaso” a predere parte a quello che più che un convegno sembrava essere divenuto, strada facendo un incontro di carbonari, non foss’altro per la sede che, viva forza, era stata tenuta segreta fino all’ultimo istante.

Eppure pochi giorni prima nessun ostacolo era stato posto ai militari che avessero voluto partecipare ad un convegno analogo promosso dal PD, cui di fatto, hanno preso parte gli esponenti del Co.Ce.R. nell’esercizio delle loro funzioni e non già quali semplici cittadini quali ambivano essere considerati i partecipanti al convegno della Pastrengo. Forse quest’altro evento aveva i crismi di maggior ortodossia e conformità alle desiderate di chi del vertice politico-militare. Non passa inosservato neanche che la presa posizione contro questo convegno ha assunto toni più categorici e dissuasivi di quelli riservati dal Ministro delle Difesa al Carabiniere Margherita Granbassi, che voleva partecipare al programma “Annozero”.

Più d’uno si chiederà quale possa essere il motivo di tanto ostracismo. Diceva Voltaire: Io combatto la tua idea, che e' diversa dalla mia, ma sono pronto a battermi fino al prezzo della mia vita perche' tu, la tua idea, possa esprimerla liberamente.

Forse questo assunto non è patrimonio culturale di tutti. Sembra esserci una sorta di intolleranza, da parte degli “apparati di potere”, alla libera circolazione delle idee. I cui motivi emergono anche dagli interventi, degli insospettabili relatori.

Ecco, quindi, l’Ambasciatore OCSE Mr. Robert Jan, descrivere un loro studio europeo: Manuale per i Diritti Umani e le Libertà Fondamentali del Personale delle Forze Armate. Frutto di un questionario (The ODIHR-DCAF Questionnaire on Human Rights of Armed Forces Personnel in OSCE Participating States, 2005) inviato a 56 paesi, cui l’Italia, guarda caso, ha deciso di non rispondere, al pari di paesi come Albania, Andorra (senza forze armate), Armenia, Cipro, Grecia, Ungheria, Islanda (senza forze armate), Kazakhstan, Kyrgyzstan, Macedonia, Moldavia, Monaco (solo con la guardia cerimoniale di rappresentanza), Olanda, Romania, San Marino (senza forze armate), Turkmenistan e Uzbekistan oltre a non darne diffusione.

Oppure lo stesso Presidente di Euromil, Jacobs, abituato ad essere interlocutore abituale a livello di Europarlamento e della Nato, sui temi della tutela sociale e dei diritti dei militari, lanciare la sua sfida ai nostri politici, chiedendo loro come sia possibile che cambino i loro approcci sul tema dei diritti a seconda che siedano in una poltrona di Strasburgo o a Roma. Così come possano concepire di inviare soldati all’estero per difendere gli stessi diritti a loro negati. Denunciando, inoltre, che la posizione ufficiale di avversione dei vertici militari e politici italiani, alla concessione dei diritti associativi e sindacali, si basa sulla presunta incompatibilità con l’efficienza, l’ordinamento gerarchico e la disciplina. Senza però aver portato mai un’ esempio oggettivo a sostegno di queste tesi. Dato che analoghe esperienze in nazioni come Belgio, Olanda e Germania, - guarda caso tutti paesi impegnati, al pari dell’ Italia, in operazioni di peace keeping in Afganistan- dimostrano che nulla di ciò accade e che, anzi, tutto il sistema paese beneficia in maniera positiva di tali istituti, i quali incidono favorevolmente si spirito di corpo ed efficienza.

Proseguendo con l’Avvocato Taormina, ex Sottosegretario per l’Interno, che denuncia “una condizione di democrazia diradata” e anche solo la “difficoltà di discutere di associazionismo tra militari”. Sottolineando che “non esiste una norma costituzionale che impedisca l’associazionismo”, rammaricandosi altresì che “non esista neanche una norma che punisca chi impedisce l’associazionismo”. Taormina quindi “puntava l’indice” verso quello che a suo dire è “il vero strumento che paralizza la formazione dell’associazionismo”, ossia, “il settore della Giustizia Militare, utilizzato come ricatto verso il militare, grazie alle sue regole di repressione, spesso assurde e ridicole, che costituiscono presupposto per il potere gerarchico senza limiti” Producendosi in un’analogia tra il sistema giudiziario varato dall’ex presidente americano, Bush, contro i terroristi e la Giustizia Militare italiana, aventi entrambe la caratteristica di precludere all’imputato anche la possibilità di scegliere nella più assoluta libertà il proprio difensore. Ovvero quando “i tribunali militari prevedono un giudice gerarchicamente sovra ordinato all’imputato, implicando una forma di auto tutela della gerarchia stessa”. Conclude, Taormina, indicando, quale obbiettivo primario, proprio la lotta per la chiusura dei tribunali militari “costosi ed inutili”, nonché, “facilmente e istantaneamente sostituibili da quelli civili”. Lotta che, dichiara, gli è costata “l’emarginazione dalla politica nazionale”.

In questo scenario Manzoniano con tanto di Renzo, Don Rodrigo e Bravi, sembra difficile sperare nella “divina provvidenza”, pronta a far calare dall’alto più diritti per tutti. Come non si intravedono “innominati” e, tanto meno “innominabili” pronti ad intercedere per la tutela dei soldati.

Servirebbe un nuovo illuminismo, un nuovo Rousseau, che sottoponga nuovamente i “costumi corrotti” della vita sociale alla “critica della ragione” attraverso “una trasformazione dello spirito del popolo ed un totale mutamento delle istituzioni”.

Per ora però bisogna ancora combattere, anche solo per il semplice diritto divulgare e difendere le proprie idee, per quanto diverse da quelle altrui.

Per celebrare un “convegno che non s’ ha da fare…”

giovedì 7 maggio 2009

Dall’estero smentiscono i sondaggi di Belusconi

Silvio Berlusconi, assomiglia sempre più a quel Duce, così ben descritto dal camerata Catenacci, alias il comico Giorgio Bracardi, che lo raffigurava in quella retorica di sopravvivenza a qualunque avversità grazie al suo proverbiale “scatto di reni” che gli permetteva di atterrare sempre in piedi con la mano tesa a saluto romano.

Più di uno pensava che, dopo il doppio fendente mediatico della moglie, Veronica Lario, e della festicciola di compleanno napoletana, avrebbe accusato il colpo. Invece il suo scatto di reni lo ha fatto cadere benissimo in quello che molti definiscono come la “terza Camera”, ossia quel salotto di Vespa sempre pronto ad accoglierlo amorevolmente. Nella gioia e nel dolore. Più di quanto avvenga, recentemente, nella sua casa di Arcore.

A “Porta a Porta” ha avuto modo di raccontare la sua versione dei fatti, senza contraddittorio, in cui, l’unico e flebile sospiro di dissenso (e questo dice molto…) era emesso dal direttore del Corriere delle sera Ferruccio De Bortoli. Disinnescando anche la mina vagante Avvenire, il cui editoriale è stato “opportunamente”, tenuto fuori dal dibattito.

Così il Cavaliere approfittando della situazione favorevole ha abbandonato la difensiva, rilanciando all’attacco. Eccolo qui allora, intento nel suo sport preferito. Quello di snocciolare numeri, cifre e dati statistici, per lo più note solo a lui, la cui fonte come sempre rimane assolutamente ignota.

In questa esaltazione estatica di chi passa dall’inferno al paradiso, eccolo ribadire ciò che aveva già detto giorni prima. Infatti nella classifica dei leader più amati al mondo “lui raggiunge il 73,5% dei consensi, seguito da Lula (69,4%), Obama (59,5%), Tusk (59%) ed Erdogan (51%)”.

Insomma la serata si chiude in gloria e qualcuno potrebbe essere indotto a temere folle di suoi sostenitori che armati di torce e forconi possano muovere da un momento all’altro per far giustizia della moglie ingrata. Tanto è stata la capacità di convinzione di Berlusconi.

Certo giocare con i numeri è molto semplice, soprattutto se nessuno ne chiede una verifica trasparente. Infatti alla più banale delle prove il suo primato si scioglie come neve al sole.

Si sa la rete a differenza degli altri media tradizionali garantisce (per ora, ma ci stanno lavorando su) una maggiore pluralità ed accesso ad informazioni diversificate. Così salta fuori che un’importante istituto di sondaggi Britannico, si fa carico di monitorare da molto tempo gli indici di gradimento dei principali leaders mondiali, in patria ed all’estero.

La HarrisInteractive, ci fornisce proprio il termine di paragone che ci serve per meglio comprendere quanto presidenti, primi ministri e, fin’anche il Papa ed il Dalai Lama siano apprezzati o meno.

Il numeri non sembrano ammettere repliche, l’indagine effettuata su campioni rappresentativi della popolazione di USA, Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna ed Italia, portano a realizzare la tabella che segue:

Consensi nel proprio paese

Consensi in tutti e sei i paesi

Differenza

%

%

%

Barack Obama (United States)

68

80

+12

Angela Merkel (Germany)

59

51

-8

Jose Luis Rodriguez Zapatero (Spain)

48

35

-13

Silvio Berlusconi (Italy)

38

17

-21

Gordon Brown (Great Britain)

30

36

+6

Nicolas Sarkozy (France)

30

40

+10

Va sottolineato che questa indagine è riferita ad un periodo antecedente alle polemiche sulle candidature delle Veline e alle esternazioni della moglie del Presidente del Consiglio.

Nel sondaggio britannico viene spiegato che : “The big difference between Prime Minister Berlusconi’s popularity in Italy and across the six countries surely reflects his control over much of the Italian media” (la grande differenza tra la popolarità in Italia e quella tra i sei paesi, del Primo Ministro Berlusconi, sicuramente riflette il suo controllo sulla maggioranza dei media Italiani).

Inoltre emerge che il trend di gradimento nazionale di Berlusconi è discendente, infatti si rileva una sequenza che è del 43% a Novembre 2008, del 39% a Gennaio e del 38% a Marzo 2009.

In conclusione da questo sondaggio sembra emergere la considerazione che si ha del Primo Ministro italiano nei sei principali paesi europei e negli Stati Uniti è scarsissimo. Che i dati che lui ha reiteratamente fornito, quantomeno, vanno presi col beneficio dell’inventario e, soprattutto, i media dovrebbero verificarli prima di spacciarli come verità assolute. Infine che quando lui asserisce che il 90% delle testate giornalistiche lo assale non sembra convincere gli osservatori internazionali. Ma a questo punto è presumibile credere che tutto lo staff di Belusconi screditerà anche questa indagine, derubricandola a propaganda comunista. Come non credere che alla guida della Harris Interactive ci sia uno stuolo di bolscevici pronti a screditare il “salvatore dell’Italia e del Mondo”.

domenica 3 maggio 2009

Corona for President e Silvio a Uomini e Donne

Guardando il Tg5 delle 13.30 si poteva pensare di essere di fronte alla solita scaletta domenicale. Con largo spazio alla cronaca ed al gossip. Eppure ci deve essere un tipo di, quella che viene definita, cronaca rosa indigesta alla redazione della ammiraglia di mediaset.

Se è vero come è vero che in passato è stato dato grande enfasi alle vicende legate sia alla separazione del Presidente francese, Sarkozy e Cecilia, sia alla prosecuzione con l’attuale moglie Carla Bruni. Per non parlare dello spazio storicamente concesso alle vicende sentimentali del Principe Carlo e Camilla. Senza dimenticare anche le nuove avventure dei suoi figli. Non meno attento, fu alla vicenda legata al Presidente USA, Clinton e della sua stagista.

Persino la cronaca delle vicende amorose di personaggi dello spettacolo come Fabrizio Corona o di Simona Ventura hanno avuto largo spazio nella scaletta dei Tg Mediaset.

Oggi (3 Maggio 2009) sperduta in mezzo alle altre notizie, senza servizio filmato, lo speaker ha letto il seguente comunicato: La signora Veronica Lario ha confermato la sua intenzione di divorziare dal marito, Silvio Berlusconi. La notizia è stata riferita da alcune agenzie”.

Malignamente si potrebbe dire che la tensione del giornalista nel dare questa notizia fosse pari a quella di un’artificiere di fronte ad un’ordigno sconosciuto.

Evidentemente la redazione del Tg5 non ha ritenuto di approfondire le motivazioni della separazione, verosimilmente mai piccante quanto Carlo d’Inghilterra che desiderava essere il tampax della sua amante. Né, tantomeno, ha ritenuto utile rendere edotti tutti gli italiani sul perché il portabandiera dei valori della famiglia e del cattolicesimo indulga per la seconda volta in una separazione, specie dopo aver chiesto una deroga al divieto di ricevere (come tutti i divorziati) la comunione durante le messe, privandolo di fatto di inquadrature privilegiate magari ricevendo l’ostia dal papa in mondovisione.

Conoscendo la statura morale e la rettitudine di Silvio Berlusconi, si può senz’altro escludere che alla base del divorzio vi siano tresche di bassa lega con giovani e giovanissime subrettine…

L’unico dubbio che sorge è, del perché la versione telematica dei Tg Mediaset, riporti la notizia nello spazio riservato alla politica. Essendo del tutto evidente che il modo in cui è stato dato dalla televisione del biscione, lo dovrebbe ricondurre allo spazio gossip. Ma forse Liguori sa cose che i suoi colleghi televisivi non sanno.

Oppure, visto la visibilità degli amori di Corona dovremmo proporre quest’ultimo come Presidente e, contestualmente, inviando Silvio Berlusconi a “Uomini e Donne”.

lunedì 27 aprile 2009

Il Procuratore Grasso e le priorità della stampa

Quanti ricordano che pochi mesi fa era tutto un gran clamore per l’allarme stupri e sicurezza?

Non c’era TG o quotidiano che non dedicassero al tema il titolo d’apertura. Senza contare le migliaia di ore dedicati a dibattiti sul tema e sulle azioni di contrasto. Poi è intervenuto il Governo con la sua azione ha “risolto” il problema. A riprova la notizia è scomparsa dall’informazione.

Un po’ come era accaduto al problema rifiuti che una volta affrontato e “risolto” è stato derubricato a brevina dopo le previsioni del tempo.

Forse i media erano troppo distratti da altre vicende da non ritenere di dare lo spazio che veniva riservato in passato alla notizia dell’aggressione con stupro alla coppietta in quel di Milano. Magari si ritiene che sia ormai un fatto episodico e non riflesso di un fenomeno tutt’altro che debellato, nonostante il tanto declamato impiego dei militari per le strade, che tanto hanno contribuito alla “percezione” di maggior sicurezza da parte dei cittadini. Evidentemente il Presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, non sembra essere dello stesso avviso se denuncia che “Sono quasi venti gli stupri che sono avvenuti dall'inizio dell'anno a oggi a Milano e provincia”.

Come si sa questa potrebbe essere misera propaganda disfattista, infatti tutti sanno che oggi il problema, con la P maiuscola, è quello dello stalking, termine che ormai tutte le casalinghe italiane padroneggiano con la stessa dimestichezza dell’aspirapolvere. Ancora una volta il “Governo del fare” identifica il problema e lo risolve. Fatto il decreto e subito arrestate 102 persone ed indagate altre 132. Come non convenire che telefonate fastidiose ed assillanti, siano più gravi di un’aggressione. Immagino che la nutrita schiera di uomini e donne di immagine e spettacolo che affollano le aule del parlamento siano più preoccupati del rischio stalking di un “ammiratore” particolarmente focoso, che di essere colti da un’aggressore in un parcheggio buio di una stazione di periferia o appartati col proprio partner in parco abbandonato.

Ma, si sa, non possiamo mica dare l’impressione di predicare al vento se si fa un decreto, i risultati devono arrivare già il giorno dopo, anche a seguito di denuncie e mandati giudiziari emessi precedentemente alla sua approvazione. Ecco, quindi, frotte di giornalisti pronti a spargere il verbo in ogni dove. La legge funziona, un altro obbiettivo è stato acquisito.

Dunque una stampa pronta a dare eco all’azione di Governo non può perdere tempo dietro a eventi marginali o di secondaria importanza. In tal senso fa un po’ tenerezza il Procuratore Antimafia Piero Grasso che, intervistato da Fazio, raccontava che durante un grande ed importante processo di mafia con centinaia di ergastoli e migliaia di anni di detenzione comminati, notando che nessun organo di stampa fosse presente, interpellando giornalista, questo rispondeva che la Mafia non fa notizia. Forse per questo deve andare in televisione per cercare di descrivere agli italiani che la criminalità organizzata è viva e vegeta e che per combatterla "Alla politica chiederei la benzina per le auto, piu' risorse umane e materiali” mentre prosegue “Abbiamo molte sedi disagiate, con pm che mancano”. Ma la politica sembra troppo impegnata con lo stalking per accorgersene, tant’è che il Procuratore, che ricordiamo ha assunto questo incarico unicamente grazie a ben due leggi adottate provate dallo scorso Governo berlusconi, pur di evitare che al suo posto sedesse Caselli, quindi si parla di Esecutivo “amico”, Denuncia che “Abbiamo un problema di leggi che potrebbero aiutarci a fare indagini patrimoniali". Per l’esattezza fa riferimento alla sua audizione alle commissioni Giustizia ed Affari Costituzionali, alle quali prospettava il rischio che "Nel ddl Sicurezza ora all'esame della Camera è stato introdotto un emendamento che di fatto limita i poteri del procuratore nazionale antimafia". Infatti, a seguito di questo provvedimento, il Procuratore Antimafia potrebbe intervenire solo quando la cosa, come dice lo stesso Grasso, "é già arrivata in Tribunale". "I poteri di impulso e coordinamento che ci erano stati concessi, con un altro decreto Sicurezza, anche sulle indagini preliminari saranno eliminati con questo emendamento che limita le nostre funzioni".

Il fastidio mostrato da Berlusconi su certa stampa troppo attenta denunciare le inefficienze dei soccorsi ai terremotati d’Abruzzo ed a cercare di identificare eventuali responsabilità in edifici che si sono sbriciolati troppo facilmente, già risponde a Grasso ed alle future indagini e controlli sul rischio di ingerenza della malavita organizzata nella ricostruzione dei paesi terremotati. O meglio fa capire che certe cose è meglio se hanno luogo lontano dai riflettori dei media.

L’appello del Procuratore Grasso a dare spazio sui media nazionali alla lotta alla Mafia oltre a smitizzare i protagonisti mafiosi, soprattutto in occasione di certe produzioni televisive, che andrebbero seguite o precedute da dibattiti e discussioni sul tema, è, quindi, destinato a cadere nel vuoto.

La lotta alla Mafia, alla Camorra, alla ‘Ndrangheta, alla Sacra Corona Unita, a tutta la criminalità organizzata ed alle loro connivenze politico-economiche, non sembrano essere una priorità per questo paese. Meglio preoccuparsi di vietare di mangiarsi un panino od un gelato per strada, di far la pipì in un angolo, di sdraiarsi su una panchina, di farsi massaggiare sul lettino in spiaggia, di chiacchierare con amici in un parco o di procurarsi di che vivere lavando vetri all’angolo di una strada, andare in giro portando borsoni e buste di plastica colme.

Se poi la polizia non riesce neanche ad entrare in certi quartieri, se poi in certi paesi le ragazze hanno la foto di uno dei Casalesi sul telefonino, oppure se i ragazzi non si sono persi una puntata della fiction su Riina, elevandolo al rango di eroe immortale alla stregua dei Rambo o dei Terminator. E’ tutta una questione di priorità. Così come, se all’Antimafia c’è un procuratore anziché un’altro, e sempre e solo una questione di priorità.

mercoledì 22 aprile 2009

34.7°N, 85.7°E

Questa sequenza di numeri e lettere, chiaramente riconducibili a coordinate geografiche, indica un preciso punto del Tibet, definito da uno studio recente come punto più inaccessibile della Terra. In altre circostanze la questione potrebbe essere derubricata alla stregua del più classico “non ce ne può fregar di meno…”.

Eppure, scorrendo le notizie, leggiamo che, ancora una volta, la costituzione viene violentata ove delinea i contorni del diritto referendario dei cittadini. Così scopriamo che sarà necessaria una legge che certifichi l’accordo bipartisan del parlamento per effettuare la consultazione il 21 Giugno prossimo. Facendo sfregio di un istituto di democrazia diretta che la politica, negli ultimi anni ha sempre boicottato, dopo averlo brandito a mo di clava e con fare minaccioso per conseguire scopi molto meno nobili che la semplice espressione della volontà popolare. Volontà sempre più compressa e ridimensionata a partire dalla scelta dei propri parlamentari continuando con la possibilità di abrogare leggi ritenute ingiuste, o auspicando che qualora certe leggi vengano abrogate per via referendaria, non siano successivamente riproposte a spregio della volontà democratica dei cittadini.

Ciò non bastasse capita di scoprire che un’importante istituto di analisi della presenza dei politici sugli schermi televisivi trova inopportuno diramare le risultanze monitoraggio nell’ultimo mese circa l’assiduità del Presidente del Consiglio nei media. Curioso apprendere che non si può dire ufficialmente ciò che l’evidenza dei fatti pone sotto i nostri occhi ogni qualvolta guardiamo uno dei sette principali canali televisivi.

Questo lascerebbe intendere che l’attività politica ferve ed impegna aldilà dell’immaginabile i nostri rappresentanti. Aspetto da non trascurare anche alla luce delle imminenti elezioni del Parlamento Europeo. Immaginare che i nomi su cui apporremo la nostra croce, appartengono a cotanti esempi di abnegazione e indefessa dedizione al proprio mandato elettorale ben retribuito ma certamente sudato e meritato fino all’ultimo centesimo. Che poi Stella e Rizzo evidenzino che sono nostri 10 dei 20 più assenteisti, come il fatto che nella classifica dei 250 più presenti nelle varie com­missioni gli italiani sono solo 6, immagino che potremo ricondurlo a semplice circostanza occasionale.

Anche la scelta di Berlusconi di celebrare, per la prima volta dal 1994, le celebrazioni del 25 Aprile, aiuta a pacificare e rasserenare il clima, tanto più se si confermano le anticipazioni di Libero che lo vorranno commemorare i caduti nel Campo della Memoria, cimitero militare di Nettuno dove insieme ai caduti in divisa per la liberazione italiana, si trovano anche i repubblichini della Decima Mas.

Sarà il clima, sarà l’ottimismo che ci accompagna, sarà la primavera, ma tutte queste notizie altro non fanno che far immaginare che quel luogo sperduto tra i monti dell’Himalaya, sia proprio il luogo nascosto dove si trova la mitica Shangri-La, dove molto volentieri ci si vorrebbe rifugiare da questa Italia che piace sempre meno ed in cui, forse, gli italiani stessi faticano a riconoscersi.

sabato 18 aprile 2009

Democrazia di comodo

Sembra che il caos più grande del terremoto abruzzese sia andato a ripercuotersi sui tre referendum per la modifica del sistema elettorale. In effetti la cosa era tutt’altro che prevedibile. Di fronte ad una tragedia simile ci si aspetta quello che tutti quelli che hanno proferito l’intento “tutti uniti nell’interesse delle vittime” non si limitino alle parole. Purtroppo molti sembrano lungi dal voler concretizzare nei fatti quanto promesso.

La crisi finanziara che impedisce un congruo stanziamento di risorse per la ricostruzione delle aree colpite dal sisma aveva indotto molti ad avanzare la richiesta di accorpare i referendum alle elezioni europee. In tal modo si avrebbe potuto conseguire un significativo risparmio di spesa da poter utilmente reimpiegare là dove era più necessario.

In effetti la richiesta non era nuova, già da tempo si sosteneva questa proposta, sempre invocando l’inutile dispersione di risorse, dai più stimata in oltre 400 milioni di euro.

Ora la contigenza sismica ha aumentando la consistenza dell’opinione pubblica favorevole all’accorpamento elettorale ed alla contestuale destinazione delle risorse risparmiate ai terremotati. La maggioranza divisa tra la sua coesione interna e l’apparire unica artefice della ricostruzione sembra subire il colpo. Infatti, sembra sciogliersi come neve al sole la tesi di parte della maggioranza parlamentare, per cui l’unificazione di referendum ed elezioni fosse giustificata dal fatto che le norme non consentano questo abbinamento.

Il problema di fondo è ormai chiaro, se questo referendum dovesse essere fatto in concomitanza delle elezioni europee, si raggiungerebbe agilmente il quorum. Rendendo valido l’esito della consultazione. Ergo quanti sono contrari ai quesiti sono altresì consci che di fatto il semplice fatto di validare la votazione implichi anche l’automatica vittoria dei si e quindi l’abrogazione delle norme cui essi fanno riferimento. Per farla breve una minoranza dei politici sa che una maggioranza degli italiani vuole una cosa e l’unico modo di impedire che questi possano veder riconosciuta la propria volontà è quello di impedirgli di votare boicottando la consultazione referendaria.

Secondo questa logica democratica di comodo, sembra muoversi questa maggioranza. Come se dicessero: “noi non vogliamo sapere cosa volete, noi vogliamo solo che voi diciate quello che vogliamo sentire, come e quando vogliamo noi”. Insomma la piena e spontanea libertà di essere d’accordo col Governo, nulla di più, nulla di meno.

Il dissenso va soffocato ed estirpato. Nessuna rilevanza ha la verità oggettiva dei fatti, l’unica cosa che conta è che quello che deve essere riferito deve essere strettamente necessario e funzionale agli scopi di alcuni.

In questo solco si muove la vicenda della puntata di Anno Zero sul terremoto in Abruzzo, con Santoro accusato di aver infranto quel fronte della solidarietà che implicava anche una sostanziale acriticità sui comportamenti delle istituzioni prima e dopo il terremoto.

Le polemiche che ne sono scaturite in realtà si sono concluse con un nulla di fatto. Perché se nel corso della trasmissione si fossero fatte delle accuse gratuite e lesive di alcuni soggetti coinvolti, nulla impediva di intraprendere le via legali per la tutela dei diffamati. Nessuno ha di fatto dimostrato l’infondatezza di quanto denunciato dalla trasmissione nel suo complesso. L’unica conseguenza è stata la sospensione di Vauro per una sua vignetta.

Ancora una volta nessuna reale ricerca della verità ma semplicemente atteggiamenti repressivi della libertà di espressione. Colpire al solo scopo di intimidire. Colpirne uno per educarne cento.

Così ne va di mezzo la satira, che storicamente è stata sempre caustica ed irriverente di vivi e morti.

Eppure la memoria corta di alcuni sembra aver cancellato l’approccio differente alla satira da parte di quanti oggi sembrano scandalizzarsi per il disegnatore toscano. Basti pensare a quanto furono diverse le posizioni del centrodestra sulla vignetta che ironizzava su Maometto pubblicata sul quotidiano danese Jyllands-Posten, per la quale si scatenò una crisi diplomatica con molti paesi di cultura islamica. Allora le posizioni di critica furono molto più tenui anzi più d’uno disse che si trattava solo di satira. Addirittura Calderoni, allora Ministro, indossò una maglietta con la vignetta incriminata, provocando “una manifestazione di protesta a Bengasi contro la pubblicazione delle note vignette satiriche. I manifestanti si stavano dirigendo verso il consolato italiano, unica rappresentanza di paese occidentale in città, quando sono stati fermati dalla polizia che ha energicamente represso la manifestazione evitando che venisse raggiunta la sede del Consolato.

Proprio alla base di questa vicenda si ricollega la nomina del danese Rasmussen a Segretario Generale della NATO, fortemente osteggiato dalla Turchia. Il Foglio scrive sul tema: Proprio il coraggioso rifiuto di Rasmussen di “giustificare” di fronte al mondo islamico un atto di libera satira, come le vignette su Maometto, la sua difesa del diritto di espressione, soprattutto la sua negazione di un “diritto” dei paesi musulmani di sentirsi irritati per una presunta offesa all’islam e di averne spiegazioni hanno costituito un nuovo “scandalo” per Erdogan, che ha mandato in crisi la Nato, che ha dovuto rimandare di un giorno la scelta. (…). Di peso è stato anche l’avvertimento del commissario europeo all’Allargamento Olli Rehn: “La posizione turca è un presupposto negativo alle sue aspirazioni a entrare nell’Ue perché in essa la libertà di espressione è un valore fondamentale”. La Nato, insomma, ha negato ai paesi musulmani il diritto a rappresentare ritorsioni per quel che vittimisticamente chiamano “Islamofobia”.

Ieri come oggi, la satira sembra essere l’utile strumento per giustificare ritorsioni politiche. Grimaldello per rivendicare posizioni di maggior potere e prestigio, salvacondotto per imporre regole repressive della libertà di opinione. Chi può dire cosa sia più offensivo tra i cimiteri abruzzesi e il rispetto per la figura del profeta Maometto? Eppure entrambe sembrano essere stati utilmente sfruttati per conseguire migliori posizioni politiche e diplomatiche. Non già dagli autori delle vignette in questione ma da quanti si sono stracciati le vesti perché da queste offesi.

Chi continua a pagare sempre e comunque il dazio è la libertà di espressione dei cittadini, sia nell’urna referendaria sia sulla pagina di un giornale.

Se fondamento di ogni indagine poliziesca che si rispetti è il “cui prodest” (a chi giova) non v’è dubbio che in tutta questa vicenda l’unico soggetto che ne trae comunque giovamento è il potere politico che aggiunge un nuovo mattone a quel muro che si sta innalzando intorno alla libertà d’espressione.