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COMITATO PER IL RICONOSCIMENTO DEI DIRITTI COSTITUZIONALI AI MILITARI
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lunedì 11 maggio 2009

Questo convegno non s’ha da fare…!

Qualche settimana fa (22 aprile 2009 n.d.a.) Il Messaggero e pochi altri, raccontava, quello che generalmente e diplomaticamente viene definito un’ increscioso incidente. Il Nuovo Cinema Aquila, comunale, regolarmente affittato dal PD romano, doveva ospitare la proiezione di un film sui fatti accaduti durante il G8 di Genova del 2001 ed in seguito un dibattito. Ospiti Enrico Deaglio, Beppe Cremagnani, autori, e Concita de Gregorio, direttrice de l’Unità. A poche ore dall’inizio dell’evento il comune revocava l’autorizzazione perché “la manifestazione era un'iniziativa politica”. Investito della questione il Sindaco Alemanno dichiarava: “Non sapevamo nulla di questo divieto che è stato deciso in autonomia dal capodipartimento competente. Crediamo si tratti di una scelta sbagliata dovuta a motivi tecnici e faremo di tutto per revocarla e poter far svolgere ugualmente la manifestazione”. Sta di fatto che, la proiezione non ha avuto più luogo e tutti i dubbi sulla fondatezza costituzionale del divieto continuano a permanere.

In generale si potrebbe liquidare la vicenda alla stregua del detto che “una rondine non fa primavera”. Magari è stato poco più che un dispettuccio tra politici locali. Quando mai un paese democratico come il nostro impedisce il legittimo e, costituzionalmente garantito, diritto dei cittadini di parlare e di esprimere la propria opinione.

Certamente questo era quello che pensavano i membri dell’Associazione Carabinieri Pastrengo, quando hanno deciso di organizzare un convegno sul tema RAPPRESENTANZA MILITARE, ASSOCIAZIONISMO E SINDACATI MILITARI. QUALE FUTURO PER I MILITARI ITALIANI?.

Relatori prestigiosi come il Prof. Gabriele Simoncini Dipartimento Scienze Politiche JCU, Mr. Robert Jan Ambasciatore delegato OSCE/ODIHR, Mr. Emmanuel Jacob Presidente di EUROMIL, Prof. Carlo Taormina Docente Università Tor Vergata ed Avvocato, T.Col. CC Amedeo Berdozzo Presidente Consiglio Intermedio di Rappresentanza Militare Palidoro ed altri esperti del settore. Anche la sede è altrettanto prestigiosa come la John Cabot University di Roma.

L’associazione in questione è stata, recentemente, nell’occhio del ciclone per un contenzioso con il Ministero della Difesa, il quale le aveva revocato l’assenso ministeriale di costituzione, tra le altre cose, per una sua “possibile deriva sindacale”, allorché lo stesso sodalizio sostenne una raccolta iscrizioni per la costituzione di uno strumento democratico di rappresentanza militare veramente efficace. Determinandone di fatto la fine. Il successivo ricorso al Tribunale Amministrativo della Lombardia concedeva la sospensiva perché l’accusa di attività sindacale si basava su circostanze non particolarmente significative. Dunque questo convegno aveva la sua ragion d’essere a testimoniare la propria volontà di riprendere il cammino interrotto verso il riconoscimento di maggiori diritti.

La proverbiale efficienza americana, stavolta marcava un colpo a vuoto. Pochi giorni prima del convegno agli organizzatori veniva comunicato l’inagibilità dell’aula magna a causa di una perdita ad una condotta idrica. Che dire, le attenuanti ci sono tutte, la sede universitaria è un complesso, seppur ben ristrutturato, pur sempre ubicato in un quartiere antico come Trastevere, per cui nulla da stupirsi se, le vecchie condotte romane, giocano qualche scherzo.

Senza scomporsi più di tanto i responsabili dell’Associazione Pastrengo, trovano, prontamente, un’altra degnissima sede quale è la Sala della Pace “Giorgio La Pira”, presso Palazzo Valentini, sede della Provincia di Roma.

Immaginabile con quale stupore gli organizzatori, scoprono che dopo oltre duemila anni di storia, tutto il sistema idrico della capitale decide di andare in tilt. Dato che incredibilmente anche questa sala diventa improvvisamente indisponibile, anch’essa, a causa di una inopportuna rottura ad una condotta idrica.

Tutta la macchina organizzativa, che nel frattempo aveva già prodotto il materiale informativo, come opuscoli e manifesti, decide di procedere comunque. Dando comunque appuntamento ai partecipanti presso la prima sede. Quella Jacobs University, originariamente indicata, ma omettendo di segnalare la sede effettiva dell’incontro, per non sfidare oltremodo la “sorte avversa”.

Così i partecipanti che giungevano a Trastevere, una volta all’ingresso dell’università, venivano dirottati presso un’altra struttura poco distante. La Casa Internazionale delle Donne.

Curioso notare che un convegno per il riconoscimento dei diritti della struttura maschile per antonomasia, come le Forze Armate, sia costretto, viva forza, a cercar asilo presso l’epicentro del movimento di liberazione delle donne. Quasi a sancire che i diritti non hanno ne sesso ne colore ne opinione. Quasi a sancire un legame con l’episodio, che poi racconterà il Presidente di Euromil, nel corso del convegno, descrivendo come le “lotte” per il riconoscimento dei diritti associativi dei militari irlandesi, li vedessero prima arrestati, ma poi liberati e vittoriosi, solo grazie alle azioni di piazza delle loro donne.

L’assise, che finalmente poteva prendere il via, si apriva con la sensazione che gli impedimenti legati alle “tubature malandrine”, facessero “acqua”, nel senso lato del termine, destando più d’un sospetto.

Infatti, il Segretario della Pastrengo, l’ Avv. Marco Rezzonico, Professore della National University of Lviv, informava i convenuti che una lettere emanata dal Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, diffidava dal partecipare sia il fondatore dell’Associazione, il Maresciallo Vincenzo Buonaccorso, sia uno dei relatori, il T.Col. Amedeo Berdozzo Presidente Consiglio Intermedio di Rappresentanza Militare Palidoro. Insomma i due portatori ufficiali di interessi collettivi dei militari non potevano partecipare ad un convegno sui temi di loro pertinenza. Non solo, visto che tutti i comandanti dell’ Arma venivano “sensibilizzati” affinché, più in generale, tutto il personale venisse “dissuaso” a predere parte a quello che più che un convegno sembrava essere divenuto, strada facendo un incontro di carbonari, non foss’altro per la sede che, viva forza, era stata tenuta segreta fino all’ultimo istante.

Eppure pochi giorni prima nessun ostacolo era stato posto ai militari che avessero voluto partecipare ad un convegno analogo promosso dal PD, cui di fatto, hanno preso parte gli esponenti del Co.Ce.R. nell’esercizio delle loro funzioni e non già quali semplici cittadini quali ambivano essere considerati i partecipanti al convegno della Pastrengo. Forse quest’altro evento aveva i crismi di maggior ortodossia e conformità alle desiderate di chi del vertice politico-militare. Non passa inosservato neanche che la presa posizione contro questo convegno ha assunto toni più categorici e dissuasivi di quelli riservati dal Ministro delle Difesa al Carabiniere Margherita Granbassi, che voleva partecipare al programma “Annozero”.

Più d’uno si chiederà quale possa essere il motivo di tanto ostracismo. Diceva Voltaire: Io combatto la tua idea, che e' diversa dalla mia, ma sono pronto a battermi fino al prezzo della mia vita perche' tu, la tua idea, possa esprimerla liberamente.

Forse questo assunto non è patrimonio culturale di tutti. Sembra esserci una sorta di intolleranza, da parte degli “apparati di potere”, alla libera circolazione delle idee. I cui motivi emergono anche dagli interventi, degli insospettabili relatori.

Ecco, quindi, l’Ambasciatore OCSE Mr. Robert Jan, descrivere un loro studio europeo: Manuale per i Diritti Umani e le Libertà Fondamentali del Personale delle Forze Armate. Frutto di un questionario (The ODIHR-DCAF Questionnaire on Human Rights of Armed Forces Personnel in OSCE Participating States, 2005) inviato a 56 paesi, cui l’Italia, guarda caso, ha deciso di non rispondere, al pari di paesi come Albania, Andorra (senza forze armate), Armenia, Cipro, Grecia, Ungheria, Islanda (senza forze armate), Kazakhstan, Kyrgyzstan, Macedonia, Moldavia, Monaco (solo con la guardia cerimoniale di rappresentanza), Olanda, Romania, San Marino (senza forze armate), Turkmenistan e Uzbekistan oltre a non darne diffusione.

Oppure lo stesso Presidente di Euromil, Jacobs, abituato ad essere interlocutore abituale a livello di Europarlamento e della Nato, sui temi della tutela sociale e dei diritti dei militari, lanciare la sua sfida ai nostri politici, chiedendo loro come sia possibile che cambino i loro approcci sul tema dei diritti a seconda che siedano in una poltrona di Strasburgo o a Roma. Così come possano concepire di inviare soldati all’estero per difendere gli stessi diritti a loro negati. Denunciando, inoltre, che la posizione ufficiale di avversione dei vertici militari e politici italiani, alla concessione dei diritti associativi e sindacali, si basa sulla presunta incompatibilità con l’efficienza, l’ordinamento gerarchico e la disciplina. Senza però aver portato mai un’ esempio oggettivo a sostegno di queste tesi. Dato che analoghe esperienze in nazioni come Belgio, Olanda e Germania, - guarda caso tutti paesi impegnati, al pari dell’ Italia, in operazioni di peace keeping in Afganistan- dimostrano che nulla di ciò accade e che, anzi, tutto il sistema paese beneficia in maniera positiva di tali istituti, i quali incidono favorevolmente si spirito di corpo ed efficienza.

Proseguendo con l’Avvocato Taormina, ex Sottosegretario per l’Interno, che denuncia “una condizione di democrazia diradata” e anche solo la “difficoltà di discutere di associazionismo tra militari”. Sottolineando che “non esiste una norma costituzionale che impedisca l’associazionismo”, rammaricandosi altresì che “non esista neanche una norma che punisca chi impedisce l’associazionismo”. Taormina quindi “puntava l’indice” verso quello che a suo dire è “il vero strumento che paralizza la formazione dell’associazionismo”, ossia, “il settore della Giustizia Militare, utilizzato come ricatto verso il militare, grazie alle sue regole di repressione, spesso assurde e ridicole, che costituiscono presupposto per il potere gerarchico senza limiti” Producendosi in un’analogia tra il sistema giudiziario varato dall’ex presidente americano, Bush, contro i terroristi e la Giustizia Militare italiana, aventi entrambe la caratteristica di precludere all’imputato anche la possibilità di scegliere nella più assoluta libertà il proprio difensore. Ovvero quando “i tribunali militari prevedono un giudice gerarchicamente sovra ordinato all’imputato, implicando una forma di auto tutela della gerarchia stessa”. Conclude, Taormina, indicando, quale obbiettivo primario, proprio la lotta per la chiusura dei tribunali militari “costosi ed inutili”, nonché, “facilmente e istantaneamente sostituibili da quelli civili”. Lotta che, dichiara, gli è costata “l’emarginazione dalla politica nazionale”.

In questo scenario Manzoniano con tanto di Renzo, Don Rodrigo e Bravi, sembra difficile sperare nella “divina provvidenza”, pronta a far calare dall’alto più diritti per tutti. Come non si intravedono “innominati” e, tanto meno “innominabili” pronti ad intercedere per la tutela dei soldati.

Servirebbe un nuovo illuminismo, un nuovo Rousseau, che sottoponga nuovamente i “costumi corrotti” della vita sociale alla “critica della ragione” attraverso “una trasformazione dello spirito del popolo ed un totale mutamento delle istituzioni”.

Per ora però bisogna ancora combattere, anche solo per il semplice diritto divulgare e difendere le proprie idee, per quanto diverse da quelle altrui.

Per celebrare un “convegno che non s’ ha da fare…”

2 commenti:

Laura Raffaeli ha detto...

da quando c'è alemanno le condotte idriche romane sono così malridotte? mi viene di pensare (a parte che non sia vero ovviamente), che forse stanno esagerando un po' troppo con la censura.
bel post, complimenti, come sempre, ciao laura

Paolo Melis ha detto...

Grazie dei complimenti...
Quanto alla censura credo che ci siano casi ancora più eclatanti, purtroppo...
Ciao