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COMITATO PER IL RICONOSCIMENTO DEI DIRITTI COSTITUZIONALI AI MILITARI
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mercoledì 29 ottobre 2008

Sindacati, un passo indietro di oltre trent’anni.

Immaginiamo che da domani la FIAT stabilisca che tutte le vertenze sindacali inerenti la propria struttura, possano avere come sua controparte solo un’unica organizzazione rappresentante il proprio personale, eletta tra i propri dipendenti. La cui composizione debba rispettare sia la consistenza numerica di tutte le categorie del personale in aziendale: operai, quadri intermedi e dirigenti, ma anche una partecipazione minima di ciascuna delle tre categorie predette in seno ad ogni singola unità di rappresentanza (che da ora in poi definiremo consiglio) per ogni centro di produzione o fabbrica presente nel territorio di due persone all’interno di ciascun consiglio e un membro suppletivo ogni duecento dipendenti di ciascuna categoria di quella struttura produttiva. Ipotizziamo, poi, che i consigli eletti a livello periferico provvedano ad eleggere un consiglio centrale che sia deputato a trattare i rinnovi contrattuali di tutti i dipendenti FIAT, sia che si tratti di impiegati in ufficio, che di chimici, che di tappezzieri che di chimici e quant’altro. Supponiamo che la composizione del consiglio centrale debba rispettare i medesimi canoni di quelli periferici (Per ogni categoria una presenza minima di due persone all’interno di ciascun consiglio con un membro in più per ogni delegato periferico avente diritto di voto) con la conseguenza che esso risulti composto orientativamente da un 20% di rappresentanti dei dirigenti, un 35% dei quadri intermedi ed un 45% degli operai, nonostante le proporzioni di consistenza delle tre categorie negli organici FIAT non siano le medesime, inoltre che la presidenza ciascun consiglio venga attribuita d’ufficio al dirigente di livello più elevato che svolga funzione di portavoce in ogni circostanza. Infine ipotizziamo che gli oneri di suddetta struttura siano a carico dell’azienda, la quale può dare o meno il proprio preventivo assenso e copertura finanziaria ad ogni singola iniziativa dei consigli. Giustificando eventuali dinieghi, ad esempio, in ragione difficoltà economiche sussistenti o semplicemente ritenendo, tali richieste, inopportune, immotivate o lesive dell’immagine dell’unità aziendale.
Alla luce di quanto descritto fin qui, molti avrebbero da obbiettare per il fatto che un sistema del genere non offre adeguate garanzie di autonomia e capacità di rappresentare il personale. Quanti, invece, abbiano avuto modo di leggere lo statuto dei lavoratori o, abbiano sostenuto anche solo pochi esami di diritto hanno, inoltre, immediatamente ricondotto tale fattispecie a quanto esplicitamente vietato dalla legge 300 del 1970, nota come Statuto dei Lavoratori, la quale prescrive: “art. 17. (SINDACATI DI COMODO).E' fatto divieto ai datori di lavoro e alle associazioni di datori di lavoro di costituire o sostenere, con mezzi finanziari o altrimenti, associazioni sindacali di lavoratori”. Per i tecnici del settore questa tipologia è nota anche come Sindacato Giallo.
Sebbene gli U.S.A. liquidarono la questione già nel 1935 e da noi si dovette attendere il 1970, ad oggi siamo tutti ragionevolmente sicuri che i sindacati di comodo siano un’astrattezza difficilmente riscontrabile e contestabile nella realtà quotidiana, nonostante alcuni contestino alle attuali sigle di “operare secondo linee sindacali semplicemente moderate, grazie a meccanismi di sostegno, anche non finanziari, attivati da soggetti che perseguono interessi contrapposti a quelli dei lavoratori”, seppure, tale comportamento, non è formalmente riconducibile ad un sindacato giallo.
Da ieri possiamo dire che questo rischia concretamente di non essere più vero. Infatti, alla camera è stato approvato un emendamento al collegato alla finanziaria che riconosce al Consiglio Centrale di Rappresentanza Militare (Co.Ce.R.), articolato esattamente secondo i dettami ipotizzati prima per il FIAT, potere negoziale analogo a quello riconosciuto ai sindacati delle forze dell’ordine: “Il Consiglio centrale di rappresentanza militare (COCER) partecipa, in rappresentanza del personale militare, alle attività negoziali svolte, in attuazione delle finalità di cui al comma 1, e concernenti il rapporto d'impiego, lo stato giuridico e il trattamento economico e previdenziale del medesimo personale”.
Sarà che tale determinazione è contenuta in un articolo (39 bis del ddl 1441) che sancisce la specificità del personale dei comparti sicurezza e difesa, oltrechè dei vigili del fuoco, senza precisare in cosa si concretizzi sostanzialmente tutto ciò, eppure la cosa interessante è che questo mirabile risultato sostenuto e votato dal centrodestra, con l’astensione di PD e IDV, è stato salutato come una conquista dai parlamentari che l’hanno votato come Gasparri (PdL): “Una svolta di importanza storica quella sancita oggi alla Camera. E' stata approvata la specificita' delle forze dell'ordine e armate ed e' stato riconosciuto il ruolo negoziale dei Cocer in sede di rinnovo dei contratti. Sono impegni che avevamo preso con il personale in divisa e che oggi si realizzano”.
Sarà che durante il “ventennio” i sindacati furono sciolti in corporazioni, ma evidentemente la specificità di chi veste una divisa, viene intesa, da parte di questa maggioranza, semplicemente come una esclusione da quanto previsto e vietato dalla legge in tema di sindacati di comodo.
Il bello è che il problema dell’ingerenza della gerarchia non solo è emerso durante la discussione in aula, ma è anche stato ritenuto imprescindibile e da salvaguardare come si evince dall’intervento dell’ On. TASSONE (UDC): “non ritengo che gli organismi di rappresentanza militare possano svincolarsi dal rapporto gerarchico. Se li svincoliamo da tale rapporto ed allineiamo la rappresentanza militare al sindacato, dando la possibilità di negoziare anche l'impiego, viene meno il principio fondamentale della specificità dello status militare”. Insomma nessuno invochi l’involontarietà, in quanto il dolo di voler mantenere un sistema di rappresentanza sotto lo stretto controllo del vertice dirigenziale è assolutamente premeditato. Infatti se prima i contratti per Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri e Guardia di Finanza li firmavano gli Stati Maggiori, da domani l’onere della firma ricadrà ufficialmente su un Co.Ce.R. da questi ultimi, indirettamente, controllato anche grazie al sistema gerarchico attraverso il quel si determinano, avanzamenti, retribuzioni, incarichi, trasferimenti e quant’altro dei delegati che compongono il Consiglio. Insomma per fare un’analogia il “burattinaio rimane dietro le quinte a manovrare mentre il rischio di ricevere i pomodori in faccia, da parte della platea, rimane totalmente a carico delle marionette”, per essere comodo è proprio comodo un sindacato come questo.
Non bastasse tra gli intendimenti del Governo, c’è la tecnica, mai tramontata, di “dare” (o fingere di farlo) con una mano e togliere, abilmente, con l’altra. Dato che, parallelamente al collegato alla finanziaria, è in procinto di essere discusso in aula anche la stessa legge finanziaria, catalogata con un numero dai risvolti inquietanti, 1713, la quale, al comma 35 dell’articolo 2 recita: “Dalla data di entrata in vigore della legge finanziaria le somme previste possono essere erogate anche mediante atti unilaterali, salvo conguaglio all'atto della stipulazione dei contratti collettivi nazionali di lavoro”. Insomma da una parte sembrano intenzionati a concedere un diritto alla concertazione, seppur spurio, a chi ad oggi non lo ha, dall’altra provvedono a far sì che, in ogni caso, il Governo possa decidere autonomamente, di sottrarsi a questo confronto con le parti sociali, note per la loro ostinata e incomprensibile tendenza a non dargli sempre ragione, decidendo a proprio piacimento come distribuire le risorse contrattuali ai dipendenti, relegando la concertazione ad una semplice presa d’atto notarile di quanto stabilito dall’Esecutivo.


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