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venerdì 10 ottobre 2008

Le travi e le pagliuzze del Cavaliere

Si dice che anche in carcere esista un’etica ed una giustizia non scritta tra i detenuti, soprattutto nei confronti di quanti si macchino di specifici reati abietti anche al più incallito dei criminali.

Questo per dire che nessuno rinuncia all’opportunità di ergersi a giudice altrui, anche quando molti elementi direbbero quanto sia il caso di soprassedere. Per tornare all’esempio delle galere, immaginiamo pluri-omicidi che giudicano con spregio pedofili e via dicendo.

Le recenti vicissitudini del Governo italiano ci dicono che la raccomandazione evangelica: perché guardi la pagliuzza negli occhi di tuo fratello quando hai una trave nel tuo? Ipocrita togli prima la tua trave!”, non sia precisamente di casa.

Infatti in questi giorni sentiamo Berlusconi dichiarare: "Il 22% del Pil italiano è sotto il tavolo. Se si pagassero le tasse su questo 22%, l'erario incasserebbe ogni anno 100 miliardi in più". Evidentemente dimenticando che in un recente passato sosteneva tesi sostanzialmente diverse come: le tasse sono giuste se al 33%, se vanno oltre il 50% allora è morale evaderle”.

precisando che si tratta di un fenomeno che “ha radici antiche, una forma patologica, endemica, ma non é più tollerabile, per questo vogliamo estirparla”. Indiscutibile la condivisibilità di queste nuove affermazioni sennonché sono state proferite da qualcuno che in passato ha beneficiato di:

assoluzioni con formula dubitativa (comma 2 art. 530 Cpp) per i fondi neri Medusa e le tangenti alla Finanza (“insufficienza probatoria”),

assoluzioni – All Iberian/2 e Sme-Ariosto/2 – perché “il fatto non è più previsto dalla legge come reato” (depenalizzazione del falso in bilancio).

amnistia per falso in bilancio sui terreni di Macherio;

prescrizioni, grazie alle attenuanti generiche, All Iberian/1 (finanziamento illecito a Craxi), caso Lentini, bilanci Fininvest 1988-’92 e 1500 miliardi di fondi neri nel consolidato Fininvest (falso in bilancio con prescrizione dimezzata dalla riforma Berlusconi).

Insomma un bel curriculum, degno del premio: “Miglior trave nell’occhio 2008-2009”. D’altro canto lui stesso dichiara la sua specifica competenza "Conosco bene il problema della corruzione" consentendo di aggiungere alla lista anche il processo avviato nei suoi confronti dal tribunale di Milano e sospeso in virtù del Lodo Alfano, proprio per corruzione.

Non contenti, proseguendo nelle cronache di queste ore leggiamo che un ministro del suo Governo, Giulio Tremonti dichiara: "Chi sbaglia nelle aziende deve pagare. E non è possibile che qui non si paghi mai: sia quando il dirigente non si dimostra all'altezza e sia, quando va sotto processo". Peccato che a dirlo sia un politico che condivide gli scranni di Camera e Senato insieme a molti condannati, che ben si sono guardati dal dimettersi, e che nella C.A.I., che ha rilevato la parte produttiva di Alitalia, grazie all’appoggio suo e di tutto il Governo, siedano molti manager con precedenti tutt’altro che esaltanti e che a pieno titolo potrebbero essere annoverati tra quelli da lui censurati. Tra cui Cesare Geronzi, presidente di Mediobanca, il quale ha un processo per il fallimento del gruppo Italcase Bagaglino (condannato in primo grado), per la Parmalat e per usura. Potrebbe sorgere il dubbio che possa essere proprio per lui il “vestito” che descriveva il ministro dell’economia.

Getta più di un’ombra il clamore destato dalla presenza di un articolo nel decreto “salva Alitalia” grazie al quale sarebbe garantita l’ inperseguibilità dei manager coinvolti in casi di bancarotta. Nonostante il repentino dietro-front di tutto il governo, ed in primis di Berlusconi “non ne sapevo niente” (forse era uscito a prendere un caffè durante il Consiglio dei Ministri, mentre gli altri Ministri dentro si davano alla pazza gioia) anche se, dopo aver riferito che il decreto non è esattamente come quello richiesto da Tremonti, ha puntualizzato: "E' proprio quello che volevo io". Eppure i senatori che l'hanno presentato spiegavano ai colleghi del gruppo Pdl di aver ricevuto il via libera di Palazzo Chigi.

C’è da chiedersi se possano essere solo mere congetture quelle che fanno da “très d’union” tra tutto ciò e Berlusconi che dichiara di aver ricomposto "l'amicizia con Cesare" (Geronzi n.d.r.) oppure in una cena poco prima che cadesse il governo Prodi, "tutti devono fare i conti con Geronzi" seguite dopo la vittoria del Pdl alle elezioni, "tutti devono fare i conti anche con me". Fino ad arrivare ad assumere il carattere delle alleanze tra le grandi nobiltà regnanti, che per suggellare patti combinavano matrimoni d’interesse, allorché registriamo l’ingresso nel C.d.A. di Mediobanca di Marina Berlusconi, figlia di Silvio, grazie alle quote Fininvest (1% del capitale e un altro 1,2% non vincolato all'accordo parasociale). Tanto da chiedersi il perché di cotanta gratificazione visto la partecipazione azionaria sufficientemente marginale. A meno che non le si voglia attribuire un “maggior peso politico indotto” in seno al C.d.A. grazie al ruolo paterno.

In questo quadro generale che si delinea, di scarsa credibilità per un economia speculativa e profittatrice e per una politica che non è stata in grado, o forse non ha voluto, svolgere quella funzione di controllo, risulta difficile essere sensibili al richiamo all’ordine del prete di turno che dice “fate quello che dico, non fate quello che faccio…”


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